Ásatrú, Vanatrú, Heidni ed Etenismo

 

Ásatrú

L’Ásatrú (neologismo nato dall’unione dei termini in norreno Ása e trú, il cui significato è approssimativamente “fede negli Æsir”) è una nuova religione etena istituzionalizzata nel corso del decennio che separa il 1960 e il 1970. Ripropone in un’ottica essenziale e moderna il Paganesimo nordico, ovvero quella fase della religione germanica diffusa prima dell’arrivo del Cristianesimo in Scandinavia e in Islanda e sistematizzata durante l’epoca vichinga, così come descritta nell’Edda. La religione asatruar fu centralizzata in origine con la fondazione dell’Associazione asatruar islandese da parte di Sveinbjörn Beinteinsson. Nel corso degli anni l’Ásatrú è stato progressivamente legalizzato insieme ad altre denominazioni etene dai governi di molti Paesi quali l’Islanda dal 1973, la Norvegia dal 1994, la Danimarca dal 2003 e la Svezia dal 2007. Negli Stati Uniti, a dispetto del fatto che sia radicata sin dagli anni Settanta, la religione non è stata ancora riconosciuta ufficialmente. Sebbene l’intero movimento eteno sia classificato nella maggior parte dei casi come ricostruzionistico poiché riproponente un tentativo di ricostruzione della religiosità del passato, l’Ásatrú è considerato in molti suoi frangenti di orientamento eclettico.

Il termine Ásatrú (in alfabeto islandese Ásatrú) è un termine nato dell’unione delle due parole in norreno antico Ása e trú, ed è la traduzione del neologismo Asetro, creato durante il nazionalismo romantico del XIX secolo e usato per la prima volta da Edvard Grieg nell’Olaf Trygvason del 1870. La prima parola corrisponde al genitivo plurale di Áss, indicante gli Æsir, ovvero il gruppo di divinità su cui è incentrato il culto asatruar. Il secondo termine, vale a dire trú, è una deformazione di troth, e mentre nell’utilizzo più recente sta a significare “fedele”, nell’antica accezione esprimeva piuttosto concetti quali “fede”, “lealtà” o “religione”. L’unione dei due termini esprime dunque un significato che corrisponde grossomodo a “fede negli dèi”, o più in specifico “fede negli Æsir”, dato che al pantheon degli Æsir si contrappone quello dei Vanir, divinità su cui si incentra invece il culto vanatruar. Gli aderenti all’Ásatrú vengono chiamati asatruar, termine che in italiano rimane invariato sia al singolare che al plurale. L’espressione è mutuata dall’islandese asatruarmadur (semplificazione di Ásatrúarmaður), al plurale asatruarmenn (semplificazione di Ásatrúarmenn), parole indicanti per l’appunto i fedeli dell’Ásatrú.

L’Ásatrú nacque come secondo o terzo tentativo di risorgenza dell’antico Paganesimo nordico tra il 1960 e i primi anni Settanta. La prima organizzazione ufficiale, l’Associazione asatruar islandese (in islandese Islenska Asatruarfelagid, anglicizzazione di Íslenska Ásatrúarfélagið), fu fondata nel 1972 durante il solstizio d’estate, e venne riconosciuta dal governo come istituzione legale solo l’anno seguente in particolare grazie alla dedizione di Sveinbjörn Beinteinsson. Parallelamente, Stephen McNallen, un ex ranger delle forze aeree dell’esercito statunitense, iniziò con la pubblicazione di una rivista chiamata The Runestone indipendentemente dall’Associazione asatruar islandese. Poco tempo dopo lo stesso McNallen fondò un’altra istituzione, l’Assemblea asatruar libera, successivamente rinominata Assemblea asatruar popolare. Una branca parzialmente scissa dall’associazione di McNallen è l’Alleanza Asatruar, il cui maestro spirituale è Valgard Murray, iniziatore della rivista Vor Tru. L’Alleanza Asatruar nel 2005 ha celebrato il venticinquesimo Concilio Althing. In altri ambienti dell’orizzonte eteno, mentre McNallen fondava il suo primo gruppo asatruar, nasceva anche l’Odinismo di Else Christensen.

L’Ásatrú è una religione panteistica, monistica ed enfatizzante il politeismo. Gli asatruar vedono infatti l’universo come emanazione di un’essenza divina che sta al dilà di tutte le cose. La sostanza essenziale che sta alla base della manifestazione del cosmo è un principio divino eterno e increato, che permea il mondo e si esprime negli eterni cicli dell’esistenza e nella natura di tutte le cose. Questo principio primordiale che funge da sostrato per quella che i cinque sensi umani fanno percepire come la realtà, è l’Uno. L’essenza di tutte le cose è un principio creativo, ovvero è eternamente attivo, ed emana l’energia che costituisce la materia e che permette a questa di organizzarsi andando a produrre gli infiniti mondi e le infinite sfaccettatue della realtà. Come anche altre religioni appartenenti al gruppo del Neopaganesimo, anche l’Etenismo e in questo caso particolare l’Ásatrú, sostengono che il principio ultimo infinito che si cela al dilà del sensibile sia manifesto nella natura e permei la varietà di questa per mezzo della sua stessa varietà, incapsulata dal manifestarsi della sua essenza attraverso i sacri poteri, vale a dire le forze divine senza forma, aspetto e carattere, sottili ed impercettibili che esercitano espressione creativa attivando i processi più basilari del cosmo. L’Uno — in parole povere — è sì sempre presente nel mondo in quanto esso è identificato con il mondo stesso, ma parallelamente è immanente e presente nella realtà dell’uomo attraverso una serie di impulsi di vita, di forze della creazione, di intelligenze innate, che l’essere umano venera e propizia per celebrare la presa di consapevolezza della sua natura più profonda e del suo essere parte del tutto. Gli dèi sono dunque visti come le forme attraverso cui il principio primordiale si manifesta nell’universo, e attraverso cui l’uomo rappresenta il tutto divino.
Le divinità sono le tante porte che permettono all’uomo l’accesso alla comprensione della verità ultima e l’unione con l’Uno. Il culto asatruar pone la sua particolarità nella venerazione degli Æsir, divinità che a differenza dei Vanir simboleggiano aspetti e funzioni che più si avvicinano alla sfera della psicologia e dell’interiorità umana. Sono maggiormente incentrati su elementi astratti quali la forza, il coraggio, la ragione e l’emotività. Tra gli Æsir principali venerati dagli asatruar vi è la triade costituita da Odino, Thor e Frey, trinità creatrice considerata la sintesi delle forze della creazione. Altri Æsir maggiori sono Freyja, Frigg, Skaði e Eostre. L’albero del mondo, Yggdrasill, è una figura importante della teologia e della asatruar. L’albero rappresenta infatti l’eterno spirito del divino che permea l’universo e lo pervade con le sue ramificazioni, che sono un simbolo della molteplicità dell’Uno, e quindi delle varie divinità. La cosmologia asatruar è insita nella teologia: la seconda spiega la prima, in quanto la manifestazione della Divinità non è altro che la creazione del mondo, la quale — a differenza dei culti abramici — non è percepita come un evento verificatosi in un preciso momento e su deciusione di un’entità trascendente e ragionante in modo simile all’uomo. Al contrario l’Ásatrú spiega che la creazione è la naturale manifestazione evolutiva del principio cosmico che si dispiega andando ad originare attraverso processi ciclici quella che è l’aggregazione delle materie e l’esistenza di tutte le possibili realtà e vite. Essendo la ciclicità uno degli elementi fondanti della dottrina asatruar, la vita dopo la morte va a coincidere molto spesso con la dottrina della reincarnazione. La cosmologia etena sostiene inoltre che il cosmo, pervaso dall’energia dell’Yggdrasill, sia una realtà relativa, che viene percepita diversamente in base al livello di conoscenza dell’essere. La tradizione vuole che il cosmo sia suddiviso essenzialmente in nove mondi, ovvero dimensioni mistiche, interpretazioni del reale la cui simbologia è ampiamente dibattuta ed interpretabile. Tendenzialmente tutti i neopagani contemporanei credono in questo genere di concezione. Innanzitutto la credenza nel reincarnazionismo deriva dal semplice fatto che ogni cosa non termina mani definitivamente, ma cambia, si trasforma in qualcosa di diverso. Gli asatruar considerano l’anima una scintilla essenziale presente nell’intelletto umano. Questa essenza, che è un’emanazione stessa del divino e quindi la divinità dell’uomo, è destinata — dopo la morte — a cambiare, a trasformarsi in qualcos’altro, rientrando nel ciclo delle cose. La purezza dell’anima porterà l’essenza alla ricongiunzione con l’infinito e quindi al completamento finale del proprio ego. La reincarnazione subentra quando l’anima non riesce, a causa del suo estremo legame con la vita terrena, a fondersi con il tutto (in un concetto simile a quello del karma).

L’etica asatruar è basata fondamentalmente sulle Nove Nobili Virtù, ovvero una serie di precetti morali estrapolati dall’Edda. Questi principi sono condivisi da tutte le denominazioni dell’Etenismo, e rappresentano i cardini base attraverso i quali l’asatruar deve poter edificare una vita e una società caratterizzate dai buoni valori e dall’armonia. All’interno delle virtù eddiche si possono trovare precetti quali la libertà, la gioia, il coraggio, l’onore, la fedeltà, la disciplina, l’autocontrollo, la comprensione, la verità e il realismo. Ogni ramo eteno e ogni organizzazione è ovviamente libera di rendere più specifiche o perfezionare queste regole. Attualmente ne esistono due redazioni, di cui una realizzata dall’Assemblea asatruar popolare, versione accettata dalla maggiornaza degli asatruar. Varianti del codice eddico sono anche i Nove Carichi emanati dall’associazione Rito Odinico negli anni Settanta, e l’Obiettivo Esapartito, un codice discusso da Edred Thorsson nel suo A Book of Troth, testo utilizzato come fonte primaria da alcuni dei primi gruppi asatruar statunitensi.

La religione asatruar è attualmente decentralizzata, ovvero non esiste un’istituzione unica che amministri tutte le organizzazioni minori, ma esistono varie Chiese — presenti in gran parte degli Stati del mondo postcristiano — che si amministrano autonomamente. Tra queste organizzazioni le principali sono l’Associazione asatruar islandese, l’Assemblea asatruar popolare, l’Alleanza Asatruar, e molte altre associazioni denominazionali o non denominazionali (alcune si identificano semplicemente come etene, senza dichiararsi asatruar piuttosto che vanatruar, odiniste oppure teodiste). Le grandi organizzazioni internazionali possono amministrare gruppi di culto locali chiamati kindred, i quali a loro volta possono scegliere se affiliarsi ad una delle organizzazioni maggiori oppure rimanere autonomi gestendo le proprie attività autonomamente. Affiliarsi a una delle organizzazioni madri può essere evidentemente un grosso beneficio per le comunità, sebbnene questa pratica non sia condivisa da tutti. Questa varietà di gruppi che anche se piccoli sono presenti omogeneamente sui territori, rende difficile la gestione delle attività religiose e la stima degli aderenti dell’Ásatrú, nonché contribuisce al rischio di scismi che possono comportare l’emersione di vere e proprie nuove correnti etene. Ogni kindred è amministrato da un membro eletto ufficialmente o meno in qualità di sacerdote, oppure l’amministrazione è generale, in particolare quando il kindred si imposta sullo stile di una corporazione. Le grandi organizzazioni offrono costantemente dei seminari per la formazione di un clero attraverso cui mantenere le attività religiose presso le varie comunità affiliate. I sacerdoti di ruolo vengono chiamati godi (in norreno antico Goði), il nome storico con il quale venovano etichettati i preti del Paganesimo nordico. Il sacerdozio è aperto sia agli uomini che alle donne, e in questo secondo caso il nome specifico con cui vengono indicate le sacerdotesse asatruar è gydja (in norreno antico Gyðja). I termini godi e gydja significano letteralmente “colui (o colei) che parla in nome degli dèi”, e possono dunque essere di fatto tradotti utilizzando il termine sacerdote o prete, che presentano il medesimo significato.

Le principali organizzazioni asatruar enfatizzano la necessità di una separazione netta tra la sfera spirituale e la sfera politica. Molti degli asatruar sono praticanti non affiliati a istituzioni locali e quindi non coinvolti nelle attività dell’Ásatrú organizzato. L’obiettivo primario della religione asatruar è quello di offrire in tempi moderni una ricostruzione modernizzata del Paganesimo nordico ed eddico, e il ché non ha alcuna conseguenza di tipo politico. Nonostante la spiccata apertura e tolleranza proclamate dall’Ásatrú, questo è tuttavia a volte erroneamente confuso con altre denominazioni etene che presentano legami con il neonazismo, il quale fa in certi casi riferimento alle simbologie usate anche dall’Etenismo. Queste correnti estremistiche sono il Wotanismo e l’Irminismo, e non hanno alcun aspetto dottrinale in comune con l’Ásatrú, il Vanatrú, l’Odinismo, il Teodismo e le altre religioni etene tendenzialmente mondialistiche e pacifiche. Le tre principali istituzioni asatruar americane hanno spesso denunciato i parallelismi con qualsiasi tipo di approccio razzistico, e il nazismo è altrettanto spesso rifiutato dagli asatruar definendolo un indesiderata filosofia totalitaria incompatibile con la libertà e l’amore sostenuti dal Paganesimo nordico. I parallelismi problematici derivano dal fatto che i neonazisti tendono a vedere nell’Etenismo un tentativo di esaltare la cultura dell’Europa settentrionale, associandolo erroneamente ai miti della razza riemersi anche durante il Romanticismo. Questi accostamenti sono totalmente infondati, in quanto l’Ásatrú e le forme pacifiche dell’Etenismo hanno come unico obiettivo la formazione di una religione basata sull’antico Paganesimo nordeuropeo, senza alcuna conseguenza politica. L’Ásatrú è oggi la branca più diffusa del movimento eteno insieme all’Odinismo. Entrambi sono riconosciuti come religioni praticabili in alcuni Stati europei, ma organizzazioni e Chiese sono presenti in tutto il mondo postcristiano. L’Ásatrú è diffuso in Islanda, in Germania, nei Paesi scandinavi, nei Paesi Bassi, in Polonia, in Spagna, in Portogallo, in Spagna e in Italia. In America si trovano associazioni e gruppi asatruar sia in Canada e Stati Uniti, sia in Messico, in Argentina, in Brasile e altre zone. L’Ásatrú è infine presente anche in Australia e nella vicina in Nuova Zelanda. La presenza in Finlandia ha portato a opposizioni ideologiche con la nascente religione Ukonusko, appartenente al Neopaganesimo esteuropeo. Parecchi ukkousk sono infatti protesi verso il sincretismo con l’influente Ásatrú, e pertanto osteggiati dai gruppi più tradizionalisti. Questi ultimi sono propensi a considerare l’Ásatrú come una sorta di imperialismo culturale non compatibile con la civiltà finlandese. La situazione negli Stati Uniti, tesasi nel 2001 con la proibizione ai detenuti asatruar presso alcuni penitenziari nell’indossare un Martello di Thor quale emblema di fede, si è alleviata nel 2007 con la liberalizzazione del simbolo da parte di un giudice federale.

Il Vanatrú (termine coniato unendo Vana, variante del nome dei Vanir, e trú; letteralmente quindi “fede nei Vani”) è una religione scissasi dall’Ásatrú e impostatasi su un modello speculare di quest’ultimo.Si tratta di un ramo del vario movimento eteno, nonché uno dei più recenti a essere emersi. Il Vanatrú nasce essenzialmente come identificazione degli ex asatruar in una branca distinta dall’Ásatrú per il fatto di incentrare il culto esclusivamente sulle figure dei Vanir, divinità della natura, che si distinguono dagli Æsir, divinità patrone della sfera umana, e quindi viste in un’ottica maggiormente psicologistica. Il Vanatrú incentra dunque il culto sul mondo naturale e sul rapporto dell’uomo con l’ambiente, mentre l’Ásatrú maggiormente sui valori sociali e lo sviluppo personale dell’essere umano.

Vanatrú

Il Vanatrú è un distaccamento estremamente recente, tanto che non possiede ancora un’identità propria sia dal punto di vista dottrinale (l’impostazione teologica è semplicamente speculare a quella asatruar) sia da quello istituzionale. La religione vanatruar è perciò promossa e supportata dalle stesse associazioni che organizzano l’Ásatrú, sebbene stiano comparendo i primi gruppi che si definiscono esclusivamente vanatruar e che venerano apertamente solo i Vanir. L’etichetta rappresentata dal nome è dunque ancora un distintivo contenuto all’interno delle comunità degli asatruar, piuttosto che rappresentare una denominazione completamente autonoma. Lo stesso nome di Vanatrú non rispetta pienamente il norreno antico, ma è un neologismo creato sul calco del nome Ásatrú. Il termine nasce dall’unione di Vana, una variante del termine Vani, e trú, tra cui il secondo è un termine autenticamente norreno antico significante grossomodo “sentiero”, “religione”, “tradizione”, “fede” o “insegnamento”. Il nome Vanatrú esprime dunque quella che è l’essenza della fede vanatruar, ovvero la concentrazione sel culto sulle divinità dei Vanir. Tra le associazioni che promuovono parallelamente più confessioni etene si possono trovare l’Ásatrú Vanatrú Fyrnsidù Brasile e le principali Chiese ombrella rappresentanti dell’intera comunità neopagana mondiale quali la Federazione Pagana Internazionale.

Il Vanatrú si distingue dottrinalmente dall’Ásatrú sul piano della concezione del divino, sebbene entrambe le tradizioni si mescolino in determinati ambiti e circostanze. Come l’Ásatrú e come quasi tutte le denominazioni dell’Etenismo, anche la religione vanatruar è panteistica e politeistica. Come l’Ásatrú in particolare, tende a vedere le divinità come manifestazioni della natura di tutte le cose, come emanazioni dirette della Divinità che permea immanentisticamente l’universo, piuttosto che come essenze parte di un monismo che le ricolleghi ad una divinità che incarna essa stessa la parte personale del tutto, come avviene per l’Odinismo. La distinzione principale che pone un distacco tra la dottrina asatruar e la dottrina vanatruar sta nel fatto che la seconda incentri la religione sui Vanir, le divinità del mondo naturale, mentre l’Ásatrú incentri il culto sugli Æsir, le divinità della sfera umana e psicologistica. A differenza dunque di una religione asatruar che pone enfasi sul proprio compito di guidare la società per mantenere l’armonia tra gli uomini, il Vanatrú è maggiormente orientato verso l’obiettivo che risiede nella creazione di un’enfasi da porre sul rapporto dell’umano con la natura e su di una comprensione mistica di questa come simbolo delle forze divine che agiscono alla sua base. Il Vanatrú può essere considerato una forma mitizzata di un’altra confessione etena che estremizza il simbolismo naturale tanto da renderlo l’elemento centrale della teologia, della cosmologia e della visione del mondo. Tale corrente fortemente naturalistica è l’Heidni.

Heidni

L’Heidni (dal norreno antico heiðni, in versione anglicizzata heithni o heidni, il termine da cui deriva l’Heathen inglese; termine nato come traduzione di Paganesimo) o Vidartrù (un neologismo creato sul modello del termine Ásatrú) è una denominazione etena nata tra il 1999 e il 2005 (anni di fondazione delle tre prime organizzazioni, di cui la prima risale al 1999 mentre le altre due al 2005) che focalizza il proprio insegnamento sul culto diretto del mondo naturale, senza la mediazione di alcuna concezione che includa la credenza in forze rappresentabili dall’uomo o relativamente distaccate dalla natura (le divinità). L’Heidni è una ramificazione spiccatamente pandeistica dell’Etenismo. La religione heidinn infatti esclude la visione della natura come manifestazione finale del principio cosmico divino e radicalizza il panteismo eteno, identificando (secondo la concezione del pandeismo) la Divinità in tutto e per tutto con il mondo materiale nella sua forma attuale ed eterna, non vista come manifestazione e attivazione di una natura divina intrinseca e viva. L’aggettivo derivato dal nome Heidni che viene oggi utilizzato per indicare gli aderenti e gli elementi in relazione con la religione è heidinn (sia al singolare che al plurale), derivato dal in norreno antico heiðinn (anglicizzato in heithinn o heidinn), assimilato anche dal moderno inglese. Vidartruar è usato nel caso del nome alternativo.

La dottrina heidinn si fonda su uno spiccato naturalismo e su una concezione razionalistica del mondo naturale. L’insegnamento spirituale della dottrina dell’Heidni contiene elementi di una filosofia pienamente umanistica e soprattutto ambientalistica. L’essere umano non è visto come una parte distaccata dal mondo, ma come un elemento di questo. Come tale l’essere umano deve sapersi integrare, attraverso la vita di tutti i giorni, nel volgere delle cose secondo i cicli cosmici che regolano lo sviluppo del mondo. La dottrina heidinn insegna a fondare la vita umana su valori etici che possano coesistere in equilibrio e razionalità, portando l’uomo ad uno sviluppo spirituale armonico e coerente. Tali principi sono considerati come prettamente naturali e legati all’essenza intima dell’essere umano: il piacere, l’umore, l’amore, la musica, il divertimento sono solo alcuni dei dettami che l’uomo può praticare per sentirsi in bilancio con il proprio io e con il mondo. La filosofia etica dell’Heidni insegna che senza la gioia derivante dalla conduzione di una vita naturale, l’essere umano finisce con l’autodistruggersi e con il demolire lentamente le società e la realtà nella quale vive. Gli heidinn credono che le etiche positive siano direttamente radicate nell’intelletto umano e che, in quanto questo parte del cosmo divino, siano esse stesse delle vie sacre. L’Heidni enfatizza grandemente la necessità di una naturalizzazione del mondo al moderno, che non deve passare attraverso una nuova tribalizzazione come quanto sostenuto dai teodisti.

La teologia heidinn esclude totalmente la concezione delle divinità in qualità di forze divine che agiscono alla base del mondo materiale. L’Heidni radicalizza infatti il panteismo eteno, trasformandolo in un pandeismo (l’unione della visione panteistica con le dottrine deistiche), ovvero un sistema di credenza basato sull’idea che vede l’universo come effettivamente l’attuale interezza dell’Uno, non una sua forma manifestata come nel caso del panteismo tradizionale. Da questa visione iniziale deriva un culto della natura in quanto tale, degli elementi naturali elevati al ruolo di rappresentanti della Divinità universale pandeistica.

Etenismo

L’Etenismo (dall’inglese moderno come Heathen; derivato dall’inglese antico hæðen, anglicizzato in heathen o headen; a sua volta legato al norreno antico heiðni, anglicizzato in heithni o heidni) è il moderno movimento che rivifica l’antico Paganesimo germanico. Si tratta di una religione neopagana che si presenta suddivisa in una serie di tradizioni relativamente diverse, alla base delle quali stanno però i medesimi insegnamenti e filosofie. I vari rami della religione etena si differenziano in particolare a seconda del tipo di strutturazione organizzativa, sebbene esistano distinzioni anche di carattere dottrinale e di approccio alla religione stessa, il quale può variare dal ricostruzionistico, all’eclettico e sfumare dallo psicologistico, fino al mistico ed occultistico. La rinascita della religione germanica si fece sentire per la prima volta nel corso del Romanticismo del XIX secolo, sebbene le prime istituzionalizzazioni e centralizzazioni del culto si ebbero solo a partire dagli anni Trenta del XX secolo con la comparsa dell’Odinismo.

L’etimologia del termine eteno (Heathen in inglese) è cripticamente interpretabile, essendo il termine presumibilmente derivato non da una sola lingua, ma da una parola che presenziava sotto differenti forme in differenti idiomi. Si sa per certo che il termine moderno è una ripresa dell’inglese antico hæðen (anglicizzato in heathen o headen), a sua volta nato come adattamento del nome norreno antico heiðni (heithni o heidni in forma anglicizzata), presente anche nella forma aggettivale di heithinn o heidinn (anglicizzazioni di heiðinn). Il lemma si affermò come traduzione del latino pagano (propriamente paganus) quando il Cristianesimo si diffuse nell’Europa settentrionale. Il vocabolo, come l’originale paganus, stava a indicare coloro che non si convertivano alla religione cristiana. Nelle saghe islandesi i termini heithni e kristni sono utilizzati per indicare rispettivamente la vecchia e la nuova fede che stava prendendo piede. Storicamente si pensa che Heathen venne influenzato dal gotico haiþi (anglicizzato in haithi), presente nella Bibbia di Ulfila come haiþno (in caratteri semplificati haithno) e usato come traduzione del greco gune Hellenis (ovvero donna greca gentile; dove gentile sta per “pagana”) che appare nel Vangelo di Marco probabilmente con il significato originario di “abitante della landa” (in inglese “landa” si dice heath, e collegato a questo nome è quello dell’erica chiamata heather), e utilizzato quindi — come il latino paganus — con il senso dispregiativo di “campagnolo”, “rozzo” o “zotico”.
Tuttavia si suppone più precisamente che il termine haithno venne usato da Ulfila per tradurre il greco ethne (“gentile” in latino), altro termine sinonimo di pagano, indicante un aderente alle vecchie religioni. Il vocabolo sarebbe in questa circostanza ricollegabile anche all’armeno hethanos a sua volta derivato dal greco ethnos, ovvero “etnico”. Originariamente dunque, il termine eteno — da cui è mutuato Etenismo con l’aggiunta del suffisso indicante insegnamenti e dottrine — veniva utilizzato come sinonimo di Paganesimo, e in specifico di quello germanico. Con l’emersione del Neopaganesimo la parola ha assunto una connotazione più specifica e ha perso la sinonimia che lo rendeva alternativo a Paganesimo. Etenismo è infatti oggi usato come termine ombrella per indicare tutte quelle religioni neopagane che si rifanno all’antica religione germanica e alla sua fase di sviluppo finale, vale a dire la religione nordica.

La religione etena è al momento attuale un fenomeno vasto e conseguentemente di difficile analisi. Il termine Etenismo è divenuto solo di recente un termine ombrella utilizzato per indicare l’intero fenomeno in tutte le sue varianti. La prima corrente ad essere apparsa in periodo postbellico è cronologicamente l’Odinismo, non necessariamente ricostituente la religione nordica nella sua forma il più possibile ortodossa ma incentrato tendenzialmente sulla figura di Odino quale divinità simboleggiante il tutto universale. Prima della seconda guerra mondiale e sotto l’influenza del misticismo germanico è da collocare la comparsa dei rami del Wotanismo e dell’Irminismo, fortemente contagiati da concezioni che unissero la tradizione germanica al misticismo cristiano. Queste due branche vivono la spiritualità secondo un’ottica geneticistica, dunque etnocentrica, nazionalistica e spesso razzista; per questi motivi sono considerate parte della frangia etena estremistica. Il Wotanismo (termine derivato da Wotan, nome tradizionale teutonico di Odino), emerso dalla predicazione di David Lane fondandosi sull’Armanismo mistico di Guido Von List, fu soggetto di analisi (insieme ai movimenti di identità cristiana e ad altri gruppi considerati integralisti) da parte del Progetto Megiddo condotto dal Federal Bureau of Investigation (l’FBI) nell’anno 2000. L’agenzia fece l’errore di identificare i wotanisti con il termine odinisti. In realtà questa disattenzione era già capitata l’anno precedente, e all’FBI era costata un’accusa di violazione dei contenuti del Primo Emendamento costituzionale, i quali sostengono la libertà di religione, la libertà di pensiero e la possibilità di associazione pacifica. L’accusa venne avanzata dal Rito Odinico e la motivazione fu la diffusione da parte dell’FBI di informazioni false sull’Odinismo attraverso il Progetto Megiddo. L’Irminismo (nome derivato da quello di un’ipotetica divinità protogermanica chiamata Irmin) è una religione fondata sulla filosofia contenuta nel libro di Hjuka Coulter intitolato Germanic Heathenry. Sotto l’influenza odinista nacquero in epoca relativamente recente l’Ásatrú e l’Heidni, discretamente influenzati dall’ambiente New Age. L’Heidni (dalla stessa radice di Etenismo, ovvero il norreno heiðni; anglicizzato come heithni o heidni; in forma aggettivale heiðinn, semplificato in heithinn o heidinn) o Vidartrù è una denominazione etena che enfatizza molto il contatto con la natura e la venerazione di questa, tanto da elevare gli elementi naturali al ruolo di divinità eclissando la figura delle divinità tradizionali etene. Sebbene le stesse organizzazioni heidinn si definiscono etene la religione ha aspetti simili al Gaianesimo e si fonda su di una dottrina pandeistica. Un’ipotetica terza fase di filiazione dell’Etenismo vede la comparsa di ulteriori due ramificazioni. La prima, il Teodismo, divisasi dall’Ásatrú e focalizzatasi sul revivalismo del Paganesimo anglosassone e su di un’organizzazione ecclesiastica neotribalistica; la seconda, il Fyrnsidù, nata sotto due differenti forme, una prodotta dalla religione teodista ed emersa nell’America settentrionale, l’altra prodotta dalla tradizione asatruar ed emersa in Scandinavia. Il termine Fyrnsidù (parola nata dall’unione dei termini anglosassoni fyrn, letteralmente “vecchio”, e sidu o seodu, letteralmente “costume”, “tradizione”; significante dunque nella sua completezza “vecchia tradizione”) è utilizzato quindi per indicare due rami tendenzialmente diversi tra loro. Il Fyrnsidù anglosassone è una denominazione divisasi dal Teodismo perché rimasta incline all’obiettivo originale quando la religione teodista si è progressivamente ampliata perdendo il suo carattere prettamente anglosassone. La denominazione fyrnsiduar anglosassone ripercorre il solco del Teodismo delle origini pur perdendo la connotazione neotribalistica. Il Fyrnsidù scandinavo è una corrente pressoché identica all’Ásatrú, ma differente sotto l’aspetto organizzativo. L’etimologia del termine generale Fyrnsidù ne dà un’origine anglosassone; il nome è utilizzato anche nella sua forma antica norrena di Forn Sidr (in alfabeto latino esteso Forn Siðr) e nella sua forma scandinava moderna di Forn Sed. Parlando di Odalismo (derivato dal protogermanico ôþalan, in alfabeto semplificato othalan; letteralmente “retaggio”, “eredità culturale”) si fa riferimento a una tradizione che enfatizza la spiritualità in funzione dell’interpretazione personale della dottrina, e che teorizza uno stretto legame tra la nazionalità, la natura e la pratica religiosa. Si tratta di una branca relativamente poco sviluppata e tendenzialmente individualistica, legata anche alle ideologie del darwinismo sociale e sostenente le politiche verdi. L’Odianesimo è invece una denominazione che enfatizza molto l’aspetto misterico e occultistico della religiosità etena, oltre ad essere un culto basato su di un tipo di dottrina suiteistico, autoteistico e psicologistico. La religione odiana tende infatti a concepire le divinità come non tanto concrete forze della natura, quanto piuttosto come rappresentazioni ideali delle ambizioni umane. Nell’Odianesimo le divinità sono dei modelli ideali, la rappresentazione delle sensazioni interiori e degli obiettivi di ispirazione. Il sistema odiano si basa estesamente sulla mistica legata alle rune, che divengono oggetto centrale del culto. Gli odiani praticano la runologia e la runosofia, non mancando in questa tradizione delle influenze mistiche germaniche e newager. L’Odianesimo è attualmente la religione professata dalla Gilda della Runa fondata dall’occultista Stephen Flowers.

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Ásatrú, Vanatrú, Heidni ed Etenismoultima modifica: 2009-12-23T13:40:00+00:00da g0rka
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